Postato da faryedely il Mercoledì, 04 febbraio @ 19:54:02 CET (20 letture)
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Movies: Star Trek
Mancano circa tre mesi e i fans non aspettano altro che salire ancora una volta a bordo dell’astronave Enterprise: il film “Star Trek”, undicesimo capitolo della saga cinematografica tratta dal noto telefilm degli anni ’60, uscirà nelle sale italiane il prossimo 8 maggio.
Diretta dal geniale produttore J.J. Abrams e scritta dagli sceneggiatori di “Mission: Impossibile III” e “Trasformers”, la pellicola è un prequel e concepisce in chiave moderna le origini dei personaggi che resero famosa la serie, primo fra tutti Spock. Quest’ultimo, interpretato per buona parte del film dal giovane Zachary Quinto, riporterà sullo schermo l’attore-feticcio Leonard Nimony(nella foto a confronto con Quinto), nei panni del suo personaggio da vecchio.
Questa la trama: guidati dal perfido Nero, una squadra di Romulani viaggia nel passato per uccidere James T. Kirk, futuro capitano dell’Enterprise. Una volta scoperto il piano, il vulcaniano Spock torna indietro nel tempo per proteggere l’amico.
Nei panni di Nero ritroveremo l’attore Eric Bana, famoso per l’interpretazione di Hulk nell’omonimo film e del coraggioso Ettore nel colossal “Troy”. Nel cast anche il muscoloso Karl Urban e l’ex ragazzina-prodigio Winona Ryder, famosa ormai più per i suoi problemi con la legge che per i successi cinematografici: di recente, infatti, la Ryder ha fatto parlare di sé a causa di un ennesimo caso di cleptomania.
Postato da faryedely il Mercoledì, 04 febbraio @ 19:52:43 CET (20 letture)
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Movies: CINEMA: 61 MILIONI DI DOLLARI PER ENRICO VIII DI GREGORY
CINEMA: 61 MILIONI DI DOLLARI PER ENRICO VIII DI GREGORY
26 APR - Ha gia' incassato oltre 61 milioni di dollari in giro per il mondo, negli Stati Uniti piu' di 26, "The other Boleyn girl", il film che porta sul grande schermo il contrasto tra le sorelle Anna e Maria per conquistare il cuore del re Enrico VIII, raccontato da Philippa Gregory nell'omonimo bestseller. In questo lungo weekend del 25 aprile il film sara' in un centinaio di sale italiane distribuito dalla Universal Pictures Italy col titolo "L'altra donna del re". Il film, costato 35 milioni di dollari, vede protagonisti Natalie Portman nei panni di Anna Bolena, Scarlett Johansson in quelli di Maria Bolena ed Eric Bana in quelli di Enrico VIII.
"Prima di scrivere questo romanzo, quasi nessuno conosceva la storia di Maria Bolena - afferma la Gregory -. E' un personaggio nascosto, soprattutto perche' gli storici non si sono interessati a lei, dato che la sua presenza non ha avuto un vero peso nello svolgimento degli eventi. Tuttavia la sua storia rivelava un contrasto fra le sorelle, una dialettica che assume toni molto interessanti e che diventa una parabola del modo in cui le donne sfruttano le proprie opportunita'".
Mentre Maria nutre dei sentimenti sinceri per Enrico, dal quale avra' una figlia illegittima, sua sorella Anna, intelligente e calcolatrice, vuole solo diventare Regina d'Inghilterra. "Anna e Maria lottano e litigano, ma in fondo sono e rimangono sempre sorelle - spiega il regista Justin Chadwick -. Il rapporto fra due sorelle e' diverso da qualsiasi altro rapporto. Con una sorella si parla in modo diverso da come si parla con gli altri, si e' totalmente sinceri e aperti. Come dice Maria, sono come le due meta' della stessa persona". "E' come una storia di mafia all'interno della corte dei Tudor - afferma il produttore Alison Owen -.
C'e' sesso, rivalita', gelosia, ambizione, scandali, e tutto ruota intorno a queste due donne affascinanti". "Il libro e' scritto con gusto ed energia, e le due sorelle presentano due ruoli diametralmente opposti, entrambi molto ricchi. Anna e' una perfetta primadonna del XVI secolo, dalla personalita' forte, ostinata e manipolatrice, che riesce in una delle maggiori operazioni di seduzione della storia.
Maria, dal canto suo, e' molto complessa, emotiva e spirituale", afferma Peter Morgan, nominato all'Oscar per la sua sceneggiatura di "The Queen", che ha adattato il romanzo di Gregory per il grande schermo. "Nonostante avessi gia' trattato l'argomento di Enrico VIII, mi interessava trattare la storia dalla diversa prospettiva offerta dal romanzo", dice lo sceneggiatore. Infatti Morgan nel 2003 ha lavorato al tv movie "Henry VIII", con nel cast Ray Winstone ed Helena Bonham-Carter, opera che si e' aggiudicata un Emmy come miglior Drama.
Questi due lavori sono solo la punta di un iceberg del fiorire di opere su Enrico VIII, sia per la tv che per il cinema, un elenco lunghissimo che si accompagna ai fiumi d'inchiostro versati su di lui: uno per tutti l'"Enrico VIII" di William Shakespeare.
Restando nel campo audiovisivo, e' notizia di questi giorni che la prima serie tv "The Tudors", dopo il grande successo ottenuto in America sia per critiche che per gli straordinari ascolti, approda in Italia su Mya, la nuova offerta di Premium Gallery. E il 16 giugno a Dublino cominceranno le riprese della terza stagione: a vestire i panni del Re Enrico VIII sara' ancora Jonathan Rhys Meyers. Potere e sesso sono l'ossigeno che ha alimentato nei secoli la fama di Enrico VIII, re d'Inghilterra e sovrano d'Irlanda. Sali' al trono il 22 aprile del 1509 e da allora fino alla morte, avvenuta il 28 gennaio 1547, ha esercitato un potere assoluto, piu' di tutti i re che l'hanno preceduto e succeduto. e' durante il suo regno che avvenne la rottura con la Chiesa cattolica e la nascita della Chiesa d'Inghilterra. Si e' sposato sei volte. Promosse la costruzione di magnigici edifici, fu un abile musicista, ma anche ricco di vizi: era un avido scommettitore e giocatore di dadi. I primi film su Enrico VIII risalgono ai primi del Novecento. Nel 1911 uscirono l'inglese "Henry VIII", di William G. B. Barker, e il francese "Une intrigue a' la cour d'Henri VIII", di Camille de Morlhon. Mentre e' del 1912 lo statunitense "Cardinal Wolsey", di J. Stuart Blackton e Laurence Trimble. Nel 1933 usci' la pellicola "Le sei mogli di Enrico VIII", di Alexander Korda, che valse a Charles Laughton un premio Oscar come miglior attore protagonista. Richard Burton nei panni di Enrico VIII ebbe una delle dieci nomination agli Oscar di "Anna dei mille giorni" del 1969, diretto da Charles Jarrott, film che alla fine vinse la statuetta solo per i costumi. In quegli anni Sessanta il mito di Enrico VIII come seduttore era molto vivo: nella sitcom americana "Vita da strega" il re cerca di rendere sua moglie la protagonista Samantha.
Di recente, nel 2004, il re e' stato al centro di un episodio dei "Simpson": fu impersonato da Homer. Se Enrico VIII risveglia tanto l'immaginario audiovisivo, non e' l'unico sovrano che riesce a bucare lo schermo.
In questi ultimi anni molti sono i film dedicati a monarchi che hanno fatto fortuna al box office. Le pellicole che hanno incassato di piu' in tutto il mondo, sono: "The Queen" del 2006, su Elisabetta II, interpretata da Helen Mirren (vinse l'Oscar), che ha raccolto oltre 122 milioni di dollari; ed "Elizabeth" del 1998, sulla figlia (ripudiata) di Enrico VIII e Anna Bolena, che ha realizzato oltre 82 milioni di dollari.
Articolo di: Ornella Petrucci
Fonte: http://www.clandestinoweb.com
Postato da faryedely il Martedì, 29 aprile @ 20:45:46 CEST (131 letture)
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Movies: Locandina the other boleyn girl
Postato da faryedely il Lunedì, 03 marzo @ 11:03:12 CET (88 letture)
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Movies: Film in TV
Domenica 9 Marzo andrà in onda:
Hulk - ore 15.25 - canale Studio Universal
Lunedì 10 Marzo andrà in onda:
Hulk - ore 23.30 - canale Studio Universal
Postato da faryedely il Sabato, 01 marzo @ 14:00:12 CET (72 letture)
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Movies: Star Trek XI
-Prossimamente-
Postato da faryedely il Venerdì, 22 febbraio @ 18:53:07 CET (78 letture)
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Movies: L'Altra donna del Re
SINOSSI:
Enrico VIII regna sull'Inghilterra e desidera un figlio maschio che la moglie, Caterina di Aragona, non sembra essere in grado di dargli. Sir Thomas Boleyn (Bolena per noi italiani) vede nella figlia Anna una potenziale attrattiva per il re che va colta nel momento in cui costui verra' ospitato in casa per una battuta di caccia. Le cose non vanno come l'uomo vorrebbe perche' Enrico viene attratto dall'altra figlia dei Boleyn, Mary, che fara' sua amante e da cui avra' un figlio. Ma, nel frattempo, Anna (temporaneamente inviata presso la corte di Francia) ha fatto ritorno in Patria ed appare al re sotto una luce diversa. Riuscira' a farla divenire sua moglie ripudiando Caterina e imponendo lo strappo con la Chiesa Cattolica che portera' alla formazione della Chiesa Anglicana. Ma anche questa sara' una relazione tormentata. Prendete un regista che si e' fatto le ossa in numerose serie televisive e mettetegli a disposizione un trio formato da Bana, Portman e Johansson. Offritegli poi una costumista (Sandy Powell) con 2 Oscar sullo scaffale (Shakespeare in Love e The Aviator, degli interni di forte impatto visivo e un libro di successo (di Philippa Gregory) a cui ispirare la sceneggiatura e il gioco e' fatto. L'altra donna del re interviene in modo romanzesco sul dato storico offrendo due ore circa di onesto spettacolo da fruire prima in sala e poi assolutamente godibile sullo schermo televisivo cosi' come lo sono state le varie 'Elizabeth' che lo hanno affollato in questi ultimi anni. Nulla di straordinario dunque ma neppure di mediocre come una critica supponente potrebbe suggerire. Il cinema e' (e deve essere) anche entertainment. Questo, con i suoi colpi di scena in ambito familiar-dinastico, assolve al compito.
Postato da faryedely il Venerdì, 22 febbraio @ 18:52:16 CET (65 letture)
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Movies: Le Regole del Gioco
SINOSSI:
A Las Vegas Huck è conosciuto per essere un tipo poco affidabile. La sua vita è un susseguirsi di vittorie e sconfitte che incassa seduto al tavolo da gioco. La passione per il poker gli è stata tramandata dal padre, nei confronti del quale nutre rancore per aver abbandonato la madre. A pochi giorni dal Campionato Mondiale di Poker, Huck deve fare i conti con l'ascendente negativo del genitore e con Billie Offer, una giovane cantante in cerca di lavoro che riesce a colpire il suo cuore.
Il film di Curtis Hanson arriva sui grandi schermi in un momento in cui il poker è tornato ad appassionare milioni di telespettatori in tutto il mondo, Italia compresa. Non è un caso che due dei maggiori commentatori del fenomeno televisivo - Fabio Caressa e Stefano De Grandis - prestino la loro voce ai presentatori del Campionato Mondiale di Poker inscenato nelle Regole del gioco. La scommessa era di riuscire a catturare l'essenza stessa del gioco (il bluff) nelle sequenze cinematografiche e, grazie all'apporto di veri campioni internazionali (presenti anche nel film), il regista riesce nell'impresa.
Eric Bana è Huck ed è molto abile nel tracciare il profilo del giocatore, soprattutto al tavolo verde quando, di fronte al padre (Robert Duvall), perde le staffe e la faccia da poker. La scintillante Las Vegas, ripulita dagli omicidi di CSI, è catturata con efficienza dalla fotografia di Peter Deming (Mulholland Drive) che la trasforma in una cartolina per turisti con la febbre del gioco. Il meccanismo complessivo del film, appassionante nella struttura e divertente nei dialoghi, si inceppa solo di fronte all'aspetto romantico della trama. Nonostante la metafora sia interessante, perde fascino nello sviluppo. Se la vita fosse come il poker gli innamorati sarebbero sull'orlo del lastrico. Almeno secondo Hanson che dichiara: "le capacità che uno deve sviluppare per diventare un buon giocatore sono quasi l'esatto opposto di quelle necessarie per avere un buon rapporto con una persona". Non ci sarebbe altro motivo per dare spazio - in una commedia già così perfettamente articolata - alla storia d'amore tra Huck e Billie (Drew Barrymore). Ma è pur vero che un po' di romanticismo è utile ad attirare al cinema un pubblico misto allo scopo di fare conoscere anche alle signore Le regole del gioco.
Postato da faryedely il Venerdì, 22 febbraio @ 18:51:22 CET (60 letture)
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Movies: Munich
SINOSSI: Il 5 settembre del 1972 un commando che faceva capo a Settembre nero fece irruzione nella palazzina che ospitava gli atleti israeliani al villaggio olimpico di Monaco. Due di loro vennero uccisi, gli altri, presi in ostaggio, morirono all'aeroporto dopo un tentato blitz della polizia tedesca. Il primo ministro israeliano Golda Meir indice una riunione coi capi politici e militari e ordina l'uccisione dei responsabili, non dopo una sofferta dialettica. Dice "in casi estremi lo stato deve rompere i limiti morali". Viene organizzato un gruppo eterogeneo a capo del quale viene posto Avner Kauffman (Bana), agente del Mossad. Il gruppo elimina sette degli undici responsabili, Avner riesce a tornare a casa, in famiglia, ma non sarà mai più l'uomo di prima.
Il film vale per una considerazione generale sull'eterna questione palestinese: forse per la prima volta nella storia dell'uomo si confrontano due ragioni, non un torto (seppur parziale) o una ragione (seppur parziale). Sono molti gli episodi di dialettica etnico-politica, ebrei e palestinesi portano le proprie ragioni. Gli agenti israeliani uccidono, ma non sparano mai nel mucchio. Quando si accorgono che una bambina morirebbe insieme al padre, uno dei terroristi, fermano tutto. Quando uno del gruppo (l'attore è Daniel Craig, il nuovo raccapricciante Bond) dice "io sono l'unico che vuole davvero uccidere i palestinesi" un altro gli risponde, " per questo cerchiamo di non fartelo fare". Il film è ispirato al testo "Vendetta", firmato da George Jonas, un testo "obsoleto", e anche pericoloso di questi tempi, che Spielberg ha riscritto, conscio dell'impatto mediatico e politico che una storia come questa inevitabilmente avrebbe rappresentato.
Il regista ebreo ha prestato grande attenzione ai nodi della politica mediorientale. Ha voluto accreditarsi come testimone (quasi) imparziale piuttosto che come portatore di pronunciamenti filoisraeliani. Vale, in questo senso, la rappresentazione dei generali e dei capi dei servizi segreti israeliani, cinici, non simpatici, molto lontani dal cliché eroico-agiografico dei film americani. In questa chiave va letta la collaborazione di Tony Kushner, premio Pulitzer e attitudine "liberal". Peraltro Munich è uscito nelle sale proprio mentre Hamas vinceva le prime "libere e democratiche" elezioni palestinesi. Un segnale interessante. La strage dell'aeroporto viene proposta in un flash finale e accredita, nei volti e negli atti, una certa dolorosa riluttanza da parte dei terroristi nell'uccidere degli innocenti. Spielberg ha dichiarato "certamente non erano felici di farlo". Non tutti hanno creduto che il regista ne fosse davvero convinto. Una volta registrata la solita caduta sentimental&finale dei film di Spielberg (Avner fa l'amore con la moglie mentre negli occhi terrorizzati gli passa il film della strage) diciamo che Munich, è un ottimo racconto, naturalmente.
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